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finalizzati alla formazione e all’inserimento lavorativo
e sociale di donne, disabili, lavoratori in mobilita’
e soggetti appartenenti alle categorie protette.

Le selezioni di gruppo

Si tratta di prove adoperate, in particolare ma non solo, quando occorre selezionare del personale per ruoli in cui sono importanti le capacità di relazione, come per i commerciali, o quando i candidati sono molto numerosi (come spesso capita con le selezioni dei neodiplomati). Consistono generalmente in una discussione di gruppo, cui partecipano 6-10 persone con provenienza ed esperienza in linea di massima omogenee, alla presenza dei selezionatori, che rimarranno, una volta spiegate le regole, osservatori silenziosi e impassibili. Si viene radunati in una stanza, attorno a un tavolo, spesso senza essere presentati e quindi nulla conoscendo l’uno dell’altro (se non per vostra iniziativa); si ha di solito un breve lasso di tempo per studiare individualmente un “caso” scritto e poi mezz’ora-un’ora per discuterlo pubblicamente e prendere rispetto a esso delle decisioni.
Il caso a volte verte su problematiche “seriose”, di tipo organizzativo o gestionale; a volte invece è volutamente surreale o “avventuroso”, ma le regole del gioco non cambiano. Fa’ attenzione dunque alle seguenti cose:
1. a cosa dici e a come lo dici: gli interventi saranno apprezzati solo se forniranno nuovi stimoli, sbloccheranno situazioni in stallo, esprimeranno con metodo valutazioni o proposte finalizzate a un risultato concreto;
2. a scegliere il posto giusto: a meno che (ma è raro) si occupino interamente i lati o la circonferenza del tavolo, vi sarà un “capotavola”, un “fuoco” o fulcro dei presenti: su questo fulcro, o sulle persone immediatamente accanto, finisce quasi sempre per insediarsi anche il fulcro della discussione, mentre chi siede verso le ali estreme corre rischi molto maggiori di essere emarginato;
3. a non “parlare troppo”: piuttosto osserva, ascolta, ragiona e poi parla. Sarai valutato, infatti, per come organizzerai, elaborerai, esporrai e deciderai le questioni che ti saranno sottoposte.

I test attitudinali

Una volta molto usati, e molto temuti, i test attitudinali si incontrano oggi raramente, a eccezione dei test logici che vengono però adoperati principalmente per alcune specifiche posizioni (ad esempio quella di analista/programmatore) che richiedono particolari capacità di ragionamento.
I test psicologici e le analisi grafologiche sono poco usati perché per fornire realmente un valore aggiunto, rispetto ad altre prove più semplici, richiedono tempi e livelli di specializzazione che poche aziende si possono permettere.
Prove di cultura generale o test di “creatività”, sono a volte adoperati, ma come elementi integratori del colloquio, e non come strumento principale di selezione. “Prepararsi” per questi test è ad un tempo facile ed impossibile: è cioè facile capirne la struttura, effettuando alcuni test-base che ne chiariscono i meccanismi ed evitare così la tensione al momento cruciale; è impossibile sperare di “allenarsi”, in quanto i test logici sono simili nei meccanismi ma diversi nelle soluzioni, e quelli attitudinali non dovrebbero consentire, se ben fatti, di “manipolare” in alcun modo le risposte.
Attenzione però: un mini-test a volte significativo è la compilazione del questionario che quasi sempre precede il colloquio o la stessa convocazione da parte dell’azienda. Nel rispondere a domande banali, capita che per fretta o distrazione si riescano a scrivere stupidaggini che a volte, a torto o a ragione, vengono interpretate come indici di carenze più significative.

Fonte: Dopo il diploma, le opportunità formative e professionali per i neodiplomati, Ufficio stampa ACTL (Associazione per la Cultura e il Tempo Libero).